Allo studio buoni digitali da spendere ovunque: obiettivo sul quale stanno lavorando i ministeri della Salute e della Funzione pubblica
Resteranno gratuiti gli alimenti senza glutine per i celiaci, inclusi piatti pronti e preparati: il rischio di un taglio drastico alle prestazioni per i circa 200mila italiani affetti da celiachia è stato infatti evitato ed il nuovo decreto sull'assistenza ai celiaci, la cui approvazione è attesa domani in Conferenza Stato-Regioni, conferma il diritto all'erogazione gratuita degli alimenti senza glutine, sebbene con una riduzione media dei tetti di spesa del 19%.
Soddisfatta l'Associazione italiana celiachia (Aic) che sottolinea come siano stati evitati "tagli shock" e sia stata assicurata ai celiaci una corretta terapia.
Infatti, si lascia immutata la copertura del 35% dell'apporto calorico giornaliero da carboidrati privi di glutine e si mantiene l'attenzione su specifiche fasce d'età con bisogni particolari. Così, ad esempio, nella primissima infanzia il tetto di spesa cresce del 24% (da 45 a 56 euro) mentre resta pressoché invariato nella fascia adolescenziale.
I tetti di spesa per l'acquisto dei prodotti senza glutine attraverso i buoni erogati dal Servizio Sanitario Nazionale sono inoltre strettamente correlati ai LARN, i Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti per la popolazione: stabiliti dalla Società di Nutrizione Umana e aggiornati nel 2014, sono il punto di riferimento per definire il fabbisogno energetico della popolazione. I nuovi LARN del 2014, "più sofisticati e maggiormente aderenti agli stili di vita più diffusi, vedono ridotti i fabbisogni energetici medi rispetto ai riferimenti utilizzati nel 2001, quando il decreto Veronesi introdusse per la prima volta il tetto di spesa in base all'età, genere e relativi fabbisogni energetici - chiarisce Caterina Pilo, direttore generale Aic -. Il calo dei tetti dipende anche da questo".
Ma per i celiaci è anche in arrivo un'altra novità, per facilitare la vita dei malati: i ministeri della Salute e della Funzione pubblica stanno lavorando alla messa a regime dell'utilizzo di buoni digitali spendibili ovunque in Italia, anche al di fuori della propria Regione di residenza, per l'acquisto degli alimenti senza glutine. Attualmente, già in 4 Regioni i buoni sono digitali ed in mezza Italia l'accesso alla terapia senza glutine è possibile nelle farmacie ma anche al supermercato. Il risparmio stimato per lo Stato di 30 mln, sottolinea inoltre il presidente Aic Giuseppe Di Fabio, "costituirà un'importante riserva di risorse per venire incontro ai bisogni terapeutici dei pazienti che saranno diagnosticati nel prossimo futuro, in crescita al ritmo del 10% annuo, con 400mila nuove diagnosi attese". Ma i prodotti senza glutine rivestono anche un crescente peso economico: in Italia, infatti, rileva Coldiretti, "si spendono 320 mln di euro l'anno per acquistare prodotti senza glutine e non sempre - conclude la confederazione dei coltivatori diretti - per motivi legati alla salute".
I tetti di spesa
I tetti di spesa per l'acquisto degli alimenti senza glutine per i celiaci sono fissati in base all'età, al genere ed ai relativi fabbisogni calorici dei pazienti. Il nuovo decreto per l'assistenza ai celiaci, la cui approvazione è attesa domani in Conferenza Stato-Regioni, fissa i nuovi tetti aggiornati. Nelle fasce di età 6 mesi-5 anni e 6-9 anni, il tetto sale a 56 e 70 euro, rispettivamente per bambine e bambini. Dai 10 ai 13 anni il tetto sale a 100 euro per i maschi e 90 euro per le femmine. Dai 14 ai 17 anni diventa 124 euro per i maschi e 99 euro per le femmine, per poi scendere nella fascia 18-59 anni a 110 euro per i primi e 90 per le seconde.
Negli over 60, invece, il limite massimo di spesa mensile scende a 89 euro per i maschi e 75 euro per le femmine. L'erogazione gratuita degli alimenti senza glutine "resta una 'eccellenza' tra le forme di assistenza del panorama internazionale", afferma l'Associazione italiana celiachia (Aic). In Europa ci sono infatti Paesi che non prevedono alcun sostegno alla terapia (Spagna e Irlanda), altri che garantiscono pochi alimenti essenziali (10Kg/mese di farina in Croazia, 5kg/mese di farina in Serbia), altri ancora riconoscono un sostegno economico (23€/mese in Finlandia, 46€ in Francia, 38€ in Belgio, più elevato in Danimarca e Norvegia) oppure consentono di detrarre dalle imposte parte dei costi sostenuti (ad esempio Russia, Germania, Olanda e Portogallo) oppure prevedono il pagamento di un ticket per la terapia dei celiaci (UK).
L'Italia dunque 'si distingue' in positivo, a fronte di un numero di diagnosi di celiachia che cresce del 10% l'anno. Attualmente si stimano nel nostro Paese 198mila celiaci, circa 16.000 in più rispetto all'anno precedente. Ma a preoccupare è anche l'enorme 'sommerso' della malattia, tanto che si stima che siano 408.000 i celiaci non ancora diagnosticati in Italia, come emerge dalla Relazione sulla celiachia 2016 del ministero della Salute al Parlamento.
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